Il Monte Analogo, un nuovo trad spot nelle Valli di Lanzo

30 Dic 2020 | Arrampicata, Itinerari, News & Articoli

Alessandro Lolli ci svela in anteprima il risultato dei lavori fatti nel corso dell’Estate 2020 insieme a Elena Astanina in un angolo delle nostre valli.

Nel Vallone di Vassola sta prendendo forma un nuovo sito d’arrampicata prevalentemente trad. Alcune vie sono state aperte e sono scalabili, altre prenderanno forma la prossima stagione. Durante l’attesa per la pubblicazione finale del “topo”, vi proponiamo uno scritto di Alessandro che ci rivela il pensiero che sta alla base del suo legame con questo luogo:

Il Monte Analogo

Una nuova falesia Trad nelle Valli di Lanzo

Molto in alto e molto lontano nel cielo, al di sopra e al di là dei cerchi successivi dei picchi sempre più alti, delle nevi sempre più bianche, in uno splendore che l’occhio non può sopportare, invisibile per eccesso di luce, si erge la punta estrema del Monte Analogo. Là sulla vetta più aguzza della guglia più sottile, solo, sta colui che riempie tutti gli spazi. Lassù, nell’aria più fine dove tutto gela, solo, sussiste il cristallo dell’ultima stabilità. Lassù, nel pieno fuoco del cielo, dove tutto arde, solo, sussiste il perpetuo incandescente. Là, al centro di tutto, sta colui che vede ogni cosa compiuta nel suo inizio e nella sua fine.

Il Monte Analogo è un testo dello scrittore e poeta francese René Daumal, che è rimasto incompiuto a causa della morte prematura dell’autore e pubblicato postumo. Mascherato sotto le sembianze di un romanzo d’avventura, in realtà rappresenta un percorso simbolico, un cammino iniziatico che punta a una maggiore consapevolezza e conoscenza di ciò che sta dentro e fuori di sé, fino a comprendere che non esiste un dentro e un fuori. Coniuga mitologia e simbologia della montagna. Il fine ultimo, per il quale varrebbe la pena dedicare la propria esistenza, sarebbe quello di riunire le parti opposte di un mondo che ci appare duale, rigenerando così l’Unità, che alle origini del mondo si era divisa (come raccontano tutte le mitologie antiche), dopo avere compreso e fatto l’esperienza di questa vita. Si fa quindi riferimento ad un Unico, che vuole esprimere la sintesi che l’uomo deve compiere, di tutte le facce particolari del proprio io.

Nel racconto si parla dell’esistenza di un monte, così alto da poter unire la terra al cielo, e che scalarlo possa condurre ad una conoscenza superiore. Per questo un gruppo di esploratori ben assortiti parte via mare alla ricerca di un intero nuovo continente, che sulle mappe non compare, per tentarne l’ascesa. Simbolicamente quindi René Daumal voleva “iniziare” i suoi lettori attraverso l’analogia. La salita del monte diventa un mezzo per riuscire a intuire un percorso più profondo, o più elevato. Come l’impronta di un animale non è l’animale stesso, ma il suo studio può darci un’idea di come può essere fatto l’animale.

Perché una montagna possa assumere il ruolo di Monte Analogo è necessario che la sua cima sia inaccessibile, ma la sua base accessibile agli esseri umani quali la natura li ha fatti. Deve essere unica e deve esistere geograficamente. La porta dell’invisibile deve essere visibile.

Come nel mito della Caverna di Platone, noi non possiamo vedere l’oggetto nel suo aspetto fisico reale, perché esso è dietro di noi, ma possiamo intuirne la natura tramite l’ombra proiettata dal fuoco sul muro davanti a noi.

E’ scritto tra le infinite costellazioni delle altezze celesti, e nelle profondità dei mari di smeraldo, e in ogni singolo granello di sabbia dei vasti deserti, che il mondo che si vede è un evidente e incantevole sogno di una celata e invisibile realtà. L’uomo dorme e sogna, e la realtà confonde i nostri sensi.

L’incontro di questi miei interessi, il vivere profondamente la montagna da una parte e la mitologia e la simbolica dall’altra, ha colorato di lirismo le mie giornate estive, maturando ulteriormente la mia personalissima visione del mondo. Non c’è niente al di fuori del più genuino slancio emotivo che abbia guidato il mio pensiero. Dal sogno improvviso, inaspettato e irrinunciabile, di poter mettere le mani su una roccia incredibile, trovata in un vallone nascosto delle montagne di casa, le Valli di Lanzo, all’apprendimento di una nuova abilità (la chiodatura, che è un fatto serio), lo slalom al mattino presto sul sentiero, tra buse fresche di vacche avvezze alla brezza dell’alpe, e l’amicizia con il margaro croato della roulotte che parla in veneto.

Dolcemente saturo di queste belle cose, ho quindi voluto pulire e attrezzare una parete con alcune nuove vie di arrampicata, come ad esempio “Avventure alpine non euclidee”, esposte in pieno sole, al centro del mio universo. Non una grande parete, ma una modesta fascia rocciosa. Non una falesia plaisir super spittata, ma una falesia direi alpinistica, in medio-alta quota, scalabile per la maggior parte con protezioni veloci. Con l’aiuto preziosissimo ed appassionato di Elena Astanina, che ha dimezzato la fatica e raddoppiato le soddisfazioni, una nuova falesia “trad” ha preso forma, protetta con fix inox solo dove non è possibile proteggersi altrimenti, come su placche, fessure troppo larghe e camini. Le note tecniche saranno presto pubblicate per coloro che desidereranno andare lassù e fare l’esperienza. Intanto la cima del Monte Analogo non è ancora raggiungile, né visibile, ma possiamo intuirne lo splendore attraverso lo studio delle sue pendici e dalla scalata.

(Alessandro Lolli)

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