Dent d’Ecot – Cresta Est Sud Est (3402m)

13 Ago 2025 | Alpinismo, News & Articoli

DENT D’ECOT (3402m) – CRESTA EST SUD EST

 

inizio e fine della lunga cresta

 

Nome via: Cresta est sud est

Alpi: Graie meridionali

Valle: Val Grande di Lanzo

Località: Rifugio P. Daviso (2280m)

Prima salita e data: G. Ermini, G. Migliasso ; 1963

Richiodatori e data: L. Brunati, L. Enrico, M. Enrico ; 30/08/2024 fino alla sella 2910m ; L. Enrico, M. Enrico ; 11/08/2025 per il completamento

Esposizione: est sud est

Sviluppo: 1500m di cresta

Dislivello: 1100m di cresta

Scala proteggibilità; grado max e obbl: D ;  V max

Materiale in posto: 45 spit-fix comprensivi delle soste di calata (tranne quelle di “Aspettando Alice”)

Materiale occorrente: 6 rinvii, una serie friend BD dal n°0.3 al n°2. Due corde 55m. Scarponi. Un paio di scarpette per il primo di cordata per superare le lunghezze del “Corno delle Placche” e il primo diedro della “parte superiore”. Inoltre potrebbero tornare utili per gestire eventuali incastri di corde nella discesa su “Aspettando Alice”. Piccozza e ramponi non sono necessari a meno che non si intraprenda la salita a inizio stagione quando alcuni canalini della cresta potrebbero presentare ancora neve

 

 

Note con breve descrizione:

la cresta della Dent d’Ecot con i suoi 1100m di dislivello, che si traducono in molti di più di sviluppo, rappresenta una vera e propria “grande course” a torto pochissimo conosciuta e ancor meno percorsa. La descrizione sulla storica guida grigia CAI-TCI è lacunosa e non aiuta certo a individuare un percorso non sempre così scontato come potrebbe apparire guardando dal basso, soprattutto per il cosiddetto “attacco diretto” che rispetto a quello originale (che prevedeva la partenza dai dossi dove sorgeva l’ormai distrutto bivacco Rivero) permette di iniziare la lunga cresta nel suo punto più basso.

 

 

L’ascensione non è nemmeno così facile come si potrebbe desumere leggendo la gradazione, e la qualità del terreno ne fa una salita a tutti gli effetti alpinistica dove è richiesto un buon orientamento e una buona capacità di muoversi su ogni tipo di terreno. Anche le “scappatoie” sono oggigiorno non sempre così facilmente praticabili a causa del drastico cambiamento, in peggio, del terreno che un tempo era glaciale.

Per tutti questi motivi, e per cercare di risollevare la vocazione alpinistica dell’accogliente rifugio Daviso, si è pensato di attrezzare parzialmente la lunga cresta con qualche spit-fix, uno per sosta e qualcuno di passaggio. Un’operazione che non altera di certo l’impegno fornendo però quel senso di sicurezza in più per renderla appetibile, ma attenzione, non si tratta di una via spittata. Si è deciso anche di realizzare l’ultima parte di discesa sfruttando le doppie della via “Aspettando Alice” per evitare, come già detto sopra, calate o discese dal versante meridionale purtroppo ormai compromesso dalla situazione climatica e soggetto a diverse criticità legate agli sfasciumi e alle possibili scariche. Inoltre chi non ha voglia di andare fino in punta su terreno più delicato può sempre fermarsi qui calandosi, avrà comunque fatto una piacevole via di montagna, non difficile, panoramica e su roccia mediamente buona, in un luogo stupendo.

Un grazie va al Rifugio Paolo Daviso  ed al C.A.I. sezione di Venaria per aver sponsorizzato l’opera 
Chiodatura realizzata dal “Gruppo Valli di Lanzo in Verticale”

 

l’accogliente rifugio

 

Avvicinamento

Da Lanzo seguire le indicazioni per la Val Grande (Cantoira, Chialamberto, Groscavallo) e arrivare fino in fondo alla valle, all’ultimo paese, Forno Alpi Graie (1220m). Posteggiare l’auto nell’ampio piazzale o ancor meglio subito prima del ponte sulla Stura. Da Forno A.G. seguire il sentiero N°315 per il rifugio Daviso. Dopo circa 550m si arriva al vasto pianoro del Gias di Lei. Al suo termine il sentiero supera il torrente e prosegue sulla destra giungendo al rifugio (2280m, 2h30’).

Dal Daviso (2280m), sotto la massicciata del rifugio, all’incirca dove ci sono i bagni, reperire il sentiero segnato con bolli bianco-rosso N°316. Questo, dopo un’iniziale discesa, supera il torrente (spesso presente nevaio anche a fine stagione) e inizia a traversare verso il ricovero Ferreri-Rivero (2207m). Superato il torrente dopo poco si oltrepassa un altro piccolo corso d’acqua che crea sotto al sentiero un breve salto roccioso, si nota quindi una grande freccia dipinta che indica il sentiero per il Ferreri. Appena prima della freccia salire l’evidente morena ricoperta di pietre e rododendri. Seguirla fin dove muore contro la parete, a destra dell’impetuoso torrente che scende dai ghiacciai del Mulinet (quota 2340m, 35 / 45 minuti dal rifugio).

L’attacco è sulla placca lavorata ed è visibile il primo spit-fix a qualche metro da terra.

Si descriverà la lunga cresta suddividendola in parte bassa, parte mediana e parte alta.

 

attacco

 

Breve descrizione lunghezza per lunghezza

Parte bassa:

Salire la placca che presenta subito un passaggio delicato (IV+), dopo lo spit-fix innalzarsi ancora qualche metro e uscire quindi a sinistra su una placca abbattuta, oppure a destra su roccia più articolata, giungendo a un piccolo sperone sul prato soprastante. Sosta con 1 spit-fix.

Qui conviene slegarsi e salire a sinistra, più o meno parallelamente al torrente, su terreno pietroso ed erboso, a sinistra del primo ripido salto. A un certo punto si arriva contro un risalto più roccioso, salirlo senza alcuna difficoltà e arrivare di fronte a uno sperone triangolare che si incunea nel pendio. Tale propaggine divide il suddetto pendio: non stare più a sinistra verso il torrente ma spostarsi a destra (ATTENZIONE: PUNTO CRUCIALE PER NON PERDERE LA RETTA VIA), verso il secondo imponente torrione (caratterizzato da una ripida ed imponente parete rocciosa di colore rossastro), dove il pendio che si sta risalendo muore in un canalino con andamento sinistra-destra. Spit-fix alla base con cordone.

 

 

Salire ancora slegati il canalino che conduce a una zona di facili rocce. Continuare senza difficoltà tendendo un po’ verso sinistra fino a trovarsi di fronte a un salto, il cui spigolo di sinistra salta nel vuoto. All’apparenza più difficile di quanto sia lo si scala facilmente facendo però attenzione all’esposizione. Superato questo risalto si giunge così in una zona camminabile a sinistra dell’estremità del secondo salto.

 

il canalino

 

Qui il percorso, tutto camminabile, non è obbligato, l’importante è arrivare allo stretto e incassato canalino che divide i primi due torrioni della cresta vera e propria (ATTENZIONE: PUNTO CRUCIALE PER NON PERDERE LA RETTA VIA): si può traversare diagonalmente ascendendo fino a un colletto a quota 2500m con vecchio ometto e quindi, stando ora in cresta, aggirare sulla destra un piccolo cubo roccioso e per facili placconi inclinati giungere alla base del canalino. Oppure traversare più bassi della cresta per risalire il pendio pietroso che porta più in alto possibile su una sella alla cui sinistra si eleva la prima torre della cresta vera e propria, divisa dalla seconda dal canalino. Tutti questi punti sono facilmente raggiungibili anche dai dossi morenici dove sorgeva il vecchio bivacco Rivero, distrutto e non più presente. E’ importante individuare bene il canalino, non così visibile soprattutto in presenza di poca luce. Non bisogna lasciarsi ingannare da un altro canale, ben più largo e appariscente, di cui si intuisce bene l’imbocco poco più avanti del nostro. Il canale “sbagliato” è delimitato sul suo lato sinistro da un evidente muro di placche che prosegue in basso oltre l’imbocco.

 

 

Parte mediana:

L1 – Infilarsi nello stretto canalino sovrastato da rocce rossastre di qualità mediocre. Dopo una ventina di metri sulla destra c’è uno spit-fix di sosta.

L2 – Non andare sulle lame a destra perché di qualità pessima ma proseguire nel canalino a sinistra (spit-fix visibile) con qualche passo delicato all’inizio. Si giunge a una solatia selletta (1 spit-fix di sosta) alla base di una cresta di roccia chiara. Grado III.

L3 – Salire la cresta fino al suo termine (1 spit-fix di sosta). Grado IV-.

L4 – Affrontare la seguente placca lavorata e puntando a uno spit-fix uscire a sinistra su una cornice erbosa che porta a un comodo punto di fermata (sosta da fare sui massi). Grado IV+.

L5 – Qui conviene slegarsi e proseguire più o meno orizzontalmente verso la parte superiore del largo canale menzionato precedentemente e che si nota essere sbarrato a metà da un salto roccioso. Si sale senza particolari difficoltà alla sella alla base dell’imponente picco denominato “Guglietta”.

 

 

L6 – Dalla sella, lato “Daviso”, guardando a monte si sale sullo spigolo di destra per rocce articolate piegando poi a sinistra al terrazzino di sosta (1 spit-fix). Grado III.

L7 – Da qui un passo più difficile verso sinistra permette di afferrare un pilastrino staccato (spit-fix), lo si rimonta e si traversa verso sinistra (spit-fix) fino a uscire con un passo aggettante ma ben ammanigliato a un terrazzino con blocchi (1 spit-fix di sosta). Questo tiro può essere gradato V grado.

L8 – Proseguire più facilmente stando a destra dello spigolo fino al successivo punto di fermata (1 spit-fix posizionato alto per proteggere anche il successivo passaggio). Grado III+.

L9 – Vincere il breve ma intenso muro inciso da una lama-fessura con blocco incastrato fino al terrazzino (1 spit-fix di sosta). Anche questo tiro può essere valutato V grado.

L10 – Si prosegue ora facilmente a mezza costa su lisci placconi per risalire quindi a un colletto sovrastato dal grande cubo roccioso denominato “Il Dado”.

 

traverso sotto al Dado

 

L11 – Proseguire ancora senza difficoltà su una stretta cengia fino alla base di un diedro che rappresenta la faccia destra del “Dado” e alla cui destra si sviluppano delle placche incise da fessure inframezzate da erba.

L12 – Da qui inizia il “Corno delle Placche”. Superare la placca traversando al suo termine (spit-fix) per piccoli appoggi (passaggio di IV) a sinistra a una sella (sosta con 1 spit-fix). Sopra la sella si innalza un muro compatto molto bello inciso solo da spaccature inframezzate a erba. Grado del tiro IV.

L13 – Salire i primi delicati passi fino a una cornice (spit-fix) e ascendere verso destra in direzione della spaccatura che si risale sul suo bordo sinistro (altri due spit-fix) fino a uscire a sinistra alla sosta (1 spit-fix). Altro tiro quantificabile con il V grado.

 

sul Corno delle Placche

 

L14 – Spostarsi a sinistra della sosta e proseguire quindi, tornando verso destra, per risalti articolati puntando a un diedro, fino a un terrazzino dove si sosta su 1 spit-fix. Grado IV.

L15 – Da qui un’altra lunghezza permette di giungere sotto al castello sommitale del “Corno delle Placche” a quota 2870m circa. (sosta su 1 spit-fix posizionato alto per proteggere anche il successivo passaggio).

L16 – Superare l’aggettante muretto (spit-fix sopra quello di sosta per proteggere il secondo di cordata) poi a sinistra e quindi a destra per placca sulla sommità della cuspide, sostando alla sosta da cui ci si calerà su “Aspettando Alice”. Grado, un singolo di V grado.

Questo è un punto molto importante perché segna l’inizio della discesa in corda doppia sul versante Daviso, lungo la via “Aspettando Alice” (ATTENZIONE: PUNTO CRUCIALE PER NON PERDERE LA RETTA VIA). Sulla sommità la sosta con maillon permette di raggiungere con una brevissima calata la sottostante sosta.

 

la Quota 3082m inizio della parte superiore della salita, vista dalla sella 2910m

 

Parte superiore:

Per proseguire la salita senza calarsi su “Aspettando Alice” traversare orizzontalmente la cresta su lisci placconi che si ridiscendono quindi con cautela su terreno frammisto a detriti e massi. Quando la placca si fa più liscia e pulita sulla destra c’è uno spit-fix con maillon che permette di raggiungere poco sotto l’imbocco di un canale con andamento sinistra-destra.

Si risale il canale senza particolari difficoltà per una ventina di metri fino a una sosta con 1 spit-fix sul lato sinistro. Salire quindi su roccia bianca slavata (roccia buona ma attenzione a pietre e pietrisco) fino a un successivo spit-fix dove volendo si sosta, altrimenti proseguire fino alla fine del salto vincendo ancora un passaggio sotto a un tetto (1 spit-fix di sosta).  Grado IV+. Dal termine di questo tiro se si guarda a destra si vede la sosta di calata che permetterà di tornare a prendere le calate di “Aspettando Alice”.

 

doppia per tornare a prendere le calate di “Aspettando Alice”

 

Dalla sosta del tiro risalire nella conca pietrosa a sinistra dove ci si slega. Davanti si nota il picco rosso che la guida CAI-TCI descrive di aspetto arcigno, senza nome ma quotato 3082m.

Dalla conca incamminarsi verso il picco raggiungendo una sella (un tempo nevosa) quotata 2910m.

A questo punto sulla destra del picco 3082m si vede una evidente stretta cengia erbosa, a cui bisogna puntare. Da qui descrivere in maniera puntuale tutto il percorso diventa difficile per la natura del terreno e dell’ascensione. C’è inoltre da dire che da ora l’ascensione assume un carattere prettamente alpinistico, su terreno spesso delicato e dove serve buon intuito ed esperienza.

 

 

Se si decide di proseguire incamminarsi sull’espostissima cengia contornando sulla destra la base del picco 3082. A un certo punto questa cengia sfocia in una sorta di catino dominato a sinistra da una parete con rocce articolate e a destra da una punta squadrata. Si risale la conca dove è più facile puntando sempre verso destra, salendo se si guarda bene si vede uno spit-fix con maillon, utile per scendere questo tratto al ritorno. Oltrepassata la conca la cengia riprende aspetto di nuovo definito diventando detritica. Dove fa una leggera svolta oltre un costone ci si trova sotto a un versante di rocce articolate sovrastato dal picco caratterizzato nella sua parte finale da roccia molto rossa. Guardare bene, qui è stato messo alla base uno spit-fix che, oltre a servire quando si recupereranno le doppie, segna il punto dove bisogna abbandonare la cengia per riprendere a salire (ATTENZIONE: PUNTO CRUCIALE PER NON PERDERE LA RETTA VIA). Salire sopra lo spit-fix (o pochi metri più a sinistra ancor più facile) su rocce facili frammiste a cornici e cenge erbose-pietrose puntando alla faccia di destra del picco rosso. Grado III. Arrivati sotto alla faccia rossa salire una fessura (grado IV-) sbucando a una selletta, che segna l’inizio della lunga cresta finale. Sulla sinistra della sella c’è la sosta per calata. Da qui proseguire su terreno vario scegliendosi i passaggi migliori.

 

 

Arrivati sotto a una parete sovrastata da una prua prominente nel vuoto, simile a un trampolino, stare sulla destra su roccia biancastra cattiva (meglio procedere assicurati) che, dopo un primo tiro, per una larga fessura simile a un camino permette di riportarsi in cresta. Proseguire verso l’anticima, incontrando anche uno spit-fix con cordone da usare come aiuto in discesa. Sotto l’anticima davanti a chi arriva si innalza un curioso monolite isolato. Non andare verso di esso ma salire la parete a sinistra con alcuni passaggi interessanti (grado IV) sbucando sull’anticima dove si trova la sosta della prima doppia. Da qui portarsi in breve sulla cima vera caratterizzata dal dente monolitico finale alto 3-4 metri con ometto sulla sommità (3402m).

 

sulla testa del gigante, in vetta!

 

Tempistiche:

fino alla sella 2910m, oltre il punto dove c’è la sosta di “Aspettando Alice”, noi carichi di materiale, ma già conoscendo il percorso, abbiamo impiegato 6 ore. Da lì in vetta, sempre carichi e senza conoscere l’itinerario, circa 3h 30’.

Discesa

Dalla vetta con facile disarrampicata tornare all’anticima, fino alla fine della cresta, oltre cui non si può andare perché c’è il vuoto. Se non l’avete vista prima qui si trova la prima doppia che scende più o meno lungo il tiro di salita. Calarsi fino a fine corde all’inizio della cresta orizzontale sottostante. Recuperate le corde, fare a ritroso il percorso di salita arrivando al saltino dove lo spit-fix con cordone agevola la discesa. Si scende ancora puntando alla grande prua prominente nel vuoto, simile a un trampolino e molto ben riconoscibile dall’alto (ATTENZIONE: PUNTO CRUCIALE PER NON PERDERE LA RETTA VIA). La sosta di doppia è posta proprio sotto al “trampolino” e non è visibile se non all’ultimo. Calarsi fino alla fine delle corde superando una prima terrazza detritica. Recuperate le corde ripercorrere a ritroso l’itinerario di salita fino alla selletta dove si è arrivati scalando la fessura sul muro rosso. Ben visibile la sosta di calata. Calarsi dritti fin quasi a fine corde, dove si reperisce la sottostante calata. Da questa si arriva alla cengia e allo spit-fix, indicatore di dove si doveva salire. Percorrere a ritroso la cengia aiutandosi con una doppia sullo spit-fix con maillon per superare il catino. Da qui riporre le corde e con estrema attenzione rifare a ritroso l’espostissima cengia erbosa sbucando alla sella 2910m e da questa alla conca pietrosa.

 

 

Sulla placca oltre la sosta di uscita del diedro slavato si nota la sosta di calata. Raggiungerla e calarsi per 50m. Questa doppia risulta un po’ dura da tirare ma viene. Da dove si atterra andare alla sosta che segna l’inizio delle calate di “Aspettando Alice”. Con una prima breve doppia si raggiunge la sosta della via. Da qui con 9 calate si arriva a terra. La prima breve, la seconda lunga andando un po’ a sinistra (faccia a monte), la si trova sotto una cengetta erbosa. La terza fino alla terrazza sottostante. La quarta supera una placca appoggiata e la si trova a sinistra (faccia a monte). La quinta dritti e poi a sinistra. La sesta è molto lunga, attenzione al fine corde. Si scende alla grande terrazza sottostante, raggiuntala si deve stare sul filo del dosso e alla fine di esso a sinistra (faccia a monte) infilandosi in un canalino. La sosta non visibile dall’alto si trova a sinistra sotto uno strapiombo. Le ultime tre sono dritte e l’ultima permette di superare quasi interamente il nevaio basale che comunque non oppone nessun problema e non richiede nessuna attrezzatura specifica. Consigliamo di guardare bene dall’alto, mentre ci si cala, il percorso di rientro al Daviso, che qui descriviamo.

 

la discesa dopo le doppie

 

Giunti sul nevaio si mette piede sul bordo pietroso che lo delimita a valle. Da qui si scende più o meno dritti sul dosso morenico di erba frammista a pietre, giunti al fondo bisogna piegare a destra (faccia a valle) lungo il torrente fino a un masso recante sulla faccia nascosta un rilevamento glaciologico con scritta 85.  Sotto a esso, a sinistra (faccia a valle), dall’altra parte del torrente, ci sono una zona erbosa e una cascata che cade sul sottostante glacio nevato che scende dal Couloir del Martellot. Si scende a fianco della cascata pochi metri e poi, quando si trasforma in torrente, la si attraversa sul suo lato idrografico sinistro. Su questa sponda si segue il pendio prativo inframezzato da rocce, zizzagando fino a raggiungere il nevaio che si traversa brevemente o non si tocca affatto contornandolo. Da qui si taglia per prati a mezzacosta fino ad arrivare sopra al rifugio. In mezz’ora o poco più dall’inizio discesa lo si raggiunge.

 

Qui PDF scaricabile:

Dent d’Ecot-cresta est sud est

Le ultime News

La Marmotta

La Marmotta

È con grande piacere che pubblichiamo il racconto di Giovanni Battista Castagneri, allevatore e coltivatore al Pian della Mussa, uno dei luoghi più belli e suggestivi delle vallate occidentali. La sua storia è più simile ad una fiaba e ci racconta un mondo ancora...

leggi tutto
Paolo Henry

Paolo Henry

Per gentile concessione di Giorgio Inaudi, grande esperto della storia e delle leggende di Balme (Val d'Ala), riportiamo il ricordo che ha scritto su Paolo Henry, guida alpina di Balme, recentemente deceduta.   Il paese di Balme riportato in una vecchia...

leggi tutto
Rosso Serpentino

Rosso Serpentino

Con grande piacere presentiamo una nuova guida di arrampicata sulle Valli di Lanzo! Questa volta la valle che viene interessata è la Val d'Ala, la valle "di mezzo" delle tre. Stretta e selvaggia finisce nello stupendo Pian della Mussa, sovrastato dalla mole della...

leggi tutto
Sergio Marchisio

Sergio Marchisio

SERGIO MARCHISIO   Sergio verso il Colle della Crocetta   Un giorno, scorrendo per combinazione l’elenco dei soci del G.I.S.M. (Gruppo Italiano Scrittori Montagna https://www.gism.info/site/), trovo tra quelli defunti il nome di Sergio Marchisio, realizzando...

leggi tutto
Mario Aires

Mario Aires

MARIO AIRES   La scomparsa di Mario è stata improvvisa e ha lasciato attoniti tutti coloro che lo avevano frequentato e lo conoscevano. Vogliamo quindi proporre il ricordo di alcuni amici che in epoche diverse hanno condiviso con lui la passione per la scalata....

leggi tutto

I Partner

CHIEDICI INFORMAZIONI

13 + 11 =