Vincenzo (Enzo) Appiano: 80 anni di alpinismo

29 Mag 2024 | Articoli e racconti, News & Articoli

VINCENZO (ENZO) APPIANO

 

A cura di Luca e Matteo Enrico

 

Enzo Appiano è un personaggio più unico che raro, trovare qualcuno che da quasi 80 anni continua ad andare in montagna ed arrampicare è un qualcosa di veramente eccezionale. Enzo ha attraversato molte epoche alpinistiche e lo ha sempre fatto da protagonista, come soccorritore, inventore, apritore di vie. I meno giovani sicuramente ricorderanno il “job”, un discensore innovativo perché teneva le corde separate, e sicuramente conosceranno Enzo attraverso il soprannome “Variante”, seppur abbia aperto anche tante vie nuove, anche in età già avanzata, quando per la maggior parte delle persone sarebbe un miracolo arrivare all’attacco. Ma d’altra parte realizzare a 70 anni salite come la Cassin al Badile e il Pilier Gervasutti non è propriamente da tutti, ci vuole voglia, energia e passione, caratteristiche che ad Enzo non mancano. A quasi 96 anni va ancora in falesia e ad allenarsi in palestra, una longevità arrampicatoria che sicuramente è il sogno di tutti noi alpinisti.

Enzo a Balme

Di seguito trovate la trascrizione dell’intervista che gli abbiamo fatto il 16 maggio 2024, rispecchia esattamente come è stata fatta, le parole dette, per trasmettere nel modo più vero possibile la passione di questo grande personaggio. Ciò che purtroppo non si riesce a riprodurre sono l’entusiasmo e l’energia che Enzo raccontando trasmette.

Enzo con Luca e Matteo Enrico

 

Enzo, di che anno sei e dove sei nato?

Sono nato il 29 giugno del 1928 a Torino

Che lavoro facevi?

Il fabbro. Facevo tutto io, mi facevo anche tutti i chiodi

Ti costruivi tutto tu?

Qualcosa trovavamo a Porta Palazzo, roba militare. Ma per il resto me li facevo io, nessun problema

i chiodi di Enzo

 

E quando hai iniziato ad arrampicare?

Subito finito la guerra, era il ‘46 o ‘47, c’era il padre di un mio amico che andava in montagna ma faceva solo passeggiate, ci aveva portati ai Denti di Cumiana e a Rocca Sella ma sempre solo a camminare. Tutte le volte che trovavo dei roccioni mi ci arrampicavo sopra e allora lui ci aveva detto che se proprio volevamo diventare alpinisti dovevamo andare alla Bessanese a fare lo Spigolo Murari. E allora la prima salita che abbiamo fatto siamo proprio andati a fare la Murari

Enzo

 

Quindi tu facevi il fabbro e lavoravi dal lunedì al sabato compreso?

Sì, perché lavoravo per i fatti miei, ero io e io…prima facevo il manovale da muratore con mio padre ma non mi piaceva e così dopo un pò di anni mi sono messo per conto mio a fare il fabbro. Pensavo che così avrei avuto più tempo libero ma invece non era così. Scalavo solo la domenica perché fino sabato sera si lavorava. Nel ‘48 mi ero iscritto all’UGET e avevo trovato altri come me e poi c’era anche la sede centrale in via Barbaroux e lì c’erano i vari Rivero, Ravelli e da loro sentivamo parlare della Sbarua. “E noi is disio: ma la Sbarua an dova a l’è?…e un a l’ha dit che a savia an dova a l’era e alora l’oma dit: andoma a vëdde!” (1) e siamo partiti per Pinerolo.

Enzo poco più che ventenne

 

E a Pinerolo come sei andato?

Con il treno e da Pinerolo c’era una corriera che sembrava quella del far west

Quindi in corriera da Pinerolo a Cantalupa. E da lì fino in Sbarua?

Da lì a piedi fino in Sbarua. Eravamo sempre di corsa. Eravamo in 3 o 4 o forse 5. “E la Rivero an dova a taca?”…A taca lì…e peuj ?” (2). E noi abbiamo attaccato lì

tessera del CAI

 

Hai iniziato così per conto tuo? o hai fatto qualche scuola? La Gervasutti esisteva già?

Ho iniziato così, gestivo un po’ tutto io…la Gervasutti sapevo neanche che esistesse. “am piasia andé an montagna, andé a rampié e quindi i soma rivà lì e l’oma tacà la Rivero” (3) non ti dico i numeri, le cose che abbiamo fatto. E poi siamo tornati di corsa per non perdere la corriera, se no ci toccava andare a piedi fino a Pinerolo. Poi siamo anche andati ai Denti di Cumiana e a un certo punto ci siamo stufati di fare le corse per prendere la corriera e abbiamo iniziato a usare la bicicletta.

Enzo sul primo tiro della Gervasutti in Sbarua

 

Quindi la prima volta che hai iniziato ad arrampicare quando è stato?

Seriamente lì alla Sbarua

Il Rivero è già un quinto grado!

E chi ne sapeva qualcosa

E le manovre? La corda?

Ci eravamo aggiustati, però a Porta Palazzo avevo già trovato un libro che spiegava un po’ le manovre. La corda era di canapa lunga 30 metri. L’ho ancora trovata e l’ho data a Bruno (Gallino del negozio Trekking) che l’ha messa in vetrina con tutte le cose antiche.

scarponi e staffe

 

E come scarpe?

Avevo gli scarponi. Le pedule le ho usate la prima volta forse 20 o 25 anni fa quando ho fatto la Cassin al Badile.

25 anni fa? Ma quindi quanti anni avevi?

Eh sui 70 anni. L’ho fatta con Franco Ribetti. Prima della Cassin avevo fatto il Pilier Gervasutti….ricordo che avevo 70 anni, adesso in realtà non ricordo bene se la Cassin l’ho fatta prima o dopo ma più o meno quando avevo la stessa età.

sullo sfondo la Noire

 

Quindi le salite più importanti?

pija col liber lì” (4), “tutte quelle segnate di rosso le ho fatte”

La Graffer, il Pilastro Sud della Barre des Ecrins, il Ferro da Stiro, la Sciora di Fuori, la Sud della Noire, la Kuffner, la Cresta des Hirondelles, Les Aiguilles des Chamonix…quindi hai girato anche nelle Alpi Centrali, in Dolomiti. Non era così comune in quegli anni vero?

No, non era così comune. Arrampicare però per me era una malattia.

Ritratto di Enzo

 

Usavi anche gli sci? Facevi anche le gite di sci alpinismo?

Si si, scialpinismo, tutta roba raccattata a Porta Palazzo, tutta roba militare con le pelli di foca di canapa, poi piano piano ci siamo organizzati

dai libri di Enzo

 

I compagni che hai frequentato? Gervasutti era già morto quando hai iniziato

<ride> non ricordo…li all’UGET avevo conosciuto Guido Rossa ma non abbiamo mai arrampicato insieme, lui aveva già il suo giro. Arrampicavo con tutti ragazzi come me ma i nomi non li ricordo…anche Piero Fornelli conoscevo ma arrampicare insieme no, avevano i loro compagni….l’unico che ricordo era quel famoso “Tribula”

Ah Tribula! Ce ne parlava Ghirardi. Lo chiamavano così perché diceva sempre “a mi an piass tribulé” (5)

Si aveva la fissa dei Denti della Bissort, aveva una fissa…”mi i savija nen nianca an dova a fussa la Val Streita” (6). Siamo andati una volta a vedere con gli sci e poi siamo andati a farla

sulla Nord del Viso

 

Vi trovavate un giorno a settimana al Cai UGET?

Si, visto che Guido (Rossa) ed io abitavamo vicini e lui aveva la moto mi raccattava e mi dava un passaggio

E i personaggi tipo Rivero che dicevi prima?

Quelli erano i mostri sacri, che vedevi ma non riuscivi manco a parlarci insieme. Solo Ravelli era più avvicinabile anche perché aveva il negozio

Enzo a destra con suo fratello (al centro), in Val Veny

 

Rabbi lo conoscevi?

Si Corradino si, anche Malvassora che poi voleva fare la guida e mi aveva convinto. Nel ‘50 o ‘51 avevo fatto i primi corsi ma poi bisognava fare quello serio e andare in Dolomiti e io non avevo i soldi e il tempo.  Lavoravo con mio padre che ha sempre odiato che andassi in montagna, non ha mai accettato. Figurati se gli chiedevo una settimana…e chiuso ma poi non so nemmeno se mi sarebbe piaciuto

sulla famosa dulfer della Gervasutti in Sbarua

 

E Cesare Barbi?

Si, lo conosco. Poi ci siamo persi di vista ognuno aveva la sua squadra

Dionisi lo hai conosciuto?

Sì perchè c’era un mio amico, Giorgio Viano, che era istruttore alla Gerva, mi ha portato li, alla prima uscita alle Courbassere. Sono stato un anno…e chi resisteva con Dionisi…io la disciplina…meno male che non ho fatto il soldato se no ero ancora lì…sono poi tornato negli anni ‘70 quando c’era stata la riunificazione con la scuola femminile. Con Dionisi non sono mai andato d’accordo: “dia del Lei all’istruttore, dia del Lei all’allievo”. Fissato

la spilla di Enzo

 

Invece con Lino Fornelli? Paolo Armando, Motti? Hai scalato?

Ho scalato con Lino. Paolo Armando l’ho conosciuto, ci siamo incontrati diverse volte ma non abbiamo mai scalato insieme. Anche con Motti non ho mai scalato, lui aveva un grande stile

tessera della Gervasutti

 

Gian Carlo Grassi?

Pensa che Grassi ha iniziato ad arrampicare con me perché conoscevo i suoi e mi dicevano “a j’è mè fieul che ai piasiva andé an montagna, ma ‘l CAI a lo giutava mai” (7) e allora “i soma andait ansema na volta a la Sbarua” (8) e un’altra volta alla Cristalliera. Volevamo andare a fare una ripetizione in invernale ed era la prima volta che Gian Carlo metteva gli sci. Allora non c’era neanche il rifugio e siamo andati a dormire in una grangia. Poi siamo partiti ma dove volevamo andare era pieno di neve. C’era però un bel diedrone pulito e così siamo saliti lì e abbiamo fatto la prima salita e prima invernale

La via aperta in invernale alla Cristalliera

 

Quando hai iniziato a usare i nut e i friend?

Il primo friend l’ho usato come un dado di bullone. Se no sempre i chiodi e i cunei che facevo io, facevo prima a trovare del legno che andava bene e me li tagliavo, tanto poi quelli rimanevano li

A Torino che negozi di alpinismo c’erano?

Ravelli e Volpe Sport a Porta Palazzo, che ci faceva sempre degli sconti e ci faceva prendere la roba a rate

Enzo a sinistra….quando le corde erano ancora di canapa

 

Le corde e il materiale costavano molto rispetto allo stipendio di un operaio?

Ehh era un problema, si comprava la corda a rate da Volpe a Porta Palazzo

Il casco quando hai iniziato a metterlo?

Io non lo usavo mica, al massimo mettevo una calzetta di lana “se a rivava un-a pera” (9)

vecchia attrezzatura

 

Tu hai però inventato il famoso “job”

Nel 1978. Avevo comprato quello simile francese che però aveva un difetto, la corda saltava fuori. E allora io all’epoca lavoravo alla Cable e c’era il direttore che andava in montagna. Allora ci siamo messi lì a studiarlo. Il primo l’ho fatto tutto a mano. Volevamo farlo stampare di fusione ma avevamo paura che poi la fusione avesse delle porosità e si rompesse e allora lui che era il direttore di stabilimento aveva trovato della lamiera adatta in America. Il primo l’abbiamo fatto dritto e non funzionava. Con la scusa di andarlo a provare andavamo in montagna tutto il giorno. Alla Cable facevo il caposquadra, poi loro lo hanno fatto brevettare e l’unica cosa che ci hanno offerto è stata una cena. Il job veniva venduto insieme ad un altro attrezzo che bloccava la corda, che serviva come un prusik. Lo avevo sempre inventato io, facevi passare dentro le corde e lui faceva attrito. Il job è andato avanti per tanti anni e in ultimo l’aveva preso una ditta delle Dolomiti

il JOB pubblicizzato su La Rivista della Montagna

 

Quindi all’inizio era proprio la Cable che lo produceva? Non aveva venduto il brevetto ad aziende del settore montagna

Si lo produceva proprio la Cable, all’epoca lavoravo lì e il mio amico che era il direttore lo aveva brevettato. Era un periodo che c’era poco lavoro ed era stata un’occasione per allargarsi nel campo della montagna. Avevo anche fatto un tentativo di chiodo da ghiaccio, che era come il cavatappi ma con lamiera più larga. Aveva solo il difetto che l’anello non sempre veniva giù, avrei dovuto studiarci sopra ma poi la ditta ha chiuso.

la placchetta LOCK venduta insieme al JOB

 

Hai ancora qualcosa in casa?

No, ho dato tutto al Cai di Pianezza che hanno fatto una vetrinetta e tutta la storia è stata scritta sulla Rivista del Cai di Pianezza

Grassi e Casarotto usano il JOB in Yosemite

 

Soccorso Alpino. Sei stato tra primi vero?

Il Soccorso è nato, se non ricordo male, nel 1956, c’era Bruno Toniolo e abbiamo lavorato diversi anni insieme. Prima del ‘56 non c’era nessuno, se qualcuno non tornava la domenica sera chi poteva il lunedì mattina andava a cercarlo. Comunque, Toniolo quando non poteva più ha passato tutto a Leo Ravelli che aveva il negozio ed era più facile. Il 118 non esisteva perché è nato con la Protezione Civile. Al Cai davano un tesserino con i numeri di telefono delle varie stazioni, c’era anche il mio numero. Non esisteva un centralino.

Quindi non si telefonava ai Carabinieri?

Si telefonava a Ravelli, poi lui non ce la faceva più e ho preso in mano tutto io, che sono diventato il capostazione di Torino

la tessera del Soccorso di Enzo

 

Facevate esercitazioni?

Le prime le facevamo alla caserma dei pompieri a Porta Palazzo. Il problema era trovare qualcuno…”un i lo trovavi ansissì, n’àutr an sla cariòla cioch  come na vaca” (10) comunque anche lì è andato bene. C’era il mio telefono poi mi chiamavano la sera magari senza sapere dove il disperso era andato e allora si telefonava ai Carabinieri che andavamo a vedere se c’era la macchina. Tutto lì. Se trovavano la macchina allora si cercava di capire dove erano. Il materiale per il Soccorso era tutto il nostro, avevamo una barella ma anche il Cai non dava niente. Con Marucco e gli altri dovevamo anche dire in ditta che eravamo del Soccorso e che a volte si doveva andare via il lunedì

 

Un soccorso che ricordi?

7Un soccorso tragico fu quello dei tre dell’UGET al Villano, ero andato con Malvassora, poi Piero li ha trovati, erano caduti tutti e tre

E per portarli giù?

Eh un pò a spalle, un pò con la barella

spedizione sulle Ande

 

E comunque dicevamo del Soccorso Alpino

Si io facevo il capostazione e poi andavo nelle varie stazioni in montagna dove c’erano i montanari. Alla Sbarua avevamo radunato le varie stazioni. Davanti alla Sbarua “a jé col tavlon e adzora a j’era ëd tut, pinton ëd vin…” (11). Abbiamo provato a fare diverse vie e io avevo lo zaino pieno di pintoni. Una cosa pazzesca. Poi piano piano sono arrivati collaboratori che mi hanno dato una mano, uno era Marziano Di Maio, che ha  poi contribuito anche a creare il Soccorso Speleologico. Lui era più disponibile a parlare, gestire. Andava dove si voleva fare la stazione, si radunava la gente, poi tecnicamente facevo io

la tessera del Soccorso

 

Quando partivate il lunedì mattina avevate la macchina

Si, si andava con chi ce l’aveva. una volta eravamo andati a Cervinia a cercare degli amici che erano scesi in Svizzera, noi siamo arrivati al lunedì, eravamo 4 o 5 e li c’erano le guide che non avevano tanta voglia di venire. Poi però sono partiti anche loro e siamo arrivati prima del rifugio di notte e meno male che c’erano perchè conoscevano la seraccata. Poi loro avevano le radio e abbiamo saputo che i dispersi erano rientrati. Abbiamo fatto diverse esercitazioni anche al Monzino, la vecchia Capanna Gamba. Ma io interventi ne ho fatti pochi perché coordinavo

scarponi e corda legata in vita

 

E’ vero che ti chiamavano “Variante”?

<ride>  ehhh  “i j’ero lì e andova andoma?… andoma su da lì” (12)

C’è ad esempio la variante Appiano al Plù

Lì eravamo in gara, Piero Fornelli aveva fatto la via la domenica prima e si doveva fare la prima ripetizione, davanti  a noi c’erano i fratelli Bo, io ero con Tribula. Noi eravamo dietro ma sopra Tribula mi ha detto “va su da lì…e mi i son andait” (13) e ci siamo trovati su

senza imbracatura….

 

Anche in Sbarua c’è la variante Appiano

Si c’è la via sul Bimbo e la variante al Rivero prima del traverso. Adesso è piena di spit ma avevo usato due chiodi. L’avevano dato poi 6a, adesso è incorporata in un’altra via

Avevi già l’imbracatura?

No, sempre legati a vita

su una Nord del Viso ben innevata

 

L’eventualità di cadere non era messa in conto

No, sono caduto solo una volta, era il primo anno che arrampicavo. Ero sulla Gervasutti di destra alla Militi. Siamo arrivati a metà e c’era una fessura con un pietrone incastrato e mi ero detto che non doveva toccarlo ma andando su si vede che l’ho sfiorato e l’unica cosa che mi ricordo è che mi bruciavano le dita. Sono partito giù e sono arrivato abbrancato a uno sperone con gli scarponi del mio amico davanti alla faccia. Sono caduto per 15 metri.

all’attacco della Gervasutti di destra sulla Militi

 

Ti sei fatto niente?

No, sono arrivato di testa e avevo battuto gli stinchi che sanguinavano. Sono tornato su di corsa e sono arrivato in sosta. Ma “lì a sagnava e an fasia mal” (14) e allora siamo scesi, con una corda sola da 30 metri…chissà quanto materiale abbiamo lasciato

In quegli anni farsi male era un problema

Ahh c’era nessuno che veniva su a prenderti, ma mai ho pensato che qualcuno potesse venire su a prendermi, mai passato per l’anticamera del cervello

Come allenamento?

Alla domenica pomeriggio alla Cava di Avigliana, andavo con mio fratello ma poi lui ha lasciato perdere

 

E poi nella “giovinezza” hai preso il trapano, giusto?

In realtà le vie le ho sempre fatte tutte dal basso senza spit e dopo, se valevano la pena, le spittavo. Le prime sono state a Rocca Barale. Al Cai di Pianezza mi avevano aiutato, avevamo un trapano a benzina. Ho cominciato lì, poi rompevo le scatole a tutti per farmi aiutare, col Cai abbiamo deciso di spittarle

Tu sei d’accordo a mettere gli spit?

Si ne ho messi tanti, se si mettono gli spit si può divertire tanta gente

le placchette fatte da Enzo

 

E la via in Sea? La “Mezzaluna”

<ride> ah la Mezzaluna! ero con un mio amico che aveva già fatto un pò di cose lì e mi ha detto che si poteva fare una via e siamo andati. Mi ricordo che il più impegnativo era il penultimo tiro su una fessura un po’ dritta, poi bisognava traversare sotto un tetto. Avevo un chiodo che è andato dentro 2 centimetri, allora l’ho piegato e con la staffa ho traversato e ne ho messo un altro. In discesa siamo usciti su quel cengione enorme e siamo andati al canale che va sulla Torre e da una pianta abbiamo fatto una doppia

A Rocca Barale, su un tentativo del 1994

 

Ghiaccio ne facevi?

Si ma dove era ripido con le staffe. Perchè non c’era ancora la piolet traction. Più che scalinare…Scalinavo tutto

Quanto ci mettevi a scalinare?

In principio ci voleva molto tempo, poi la Grivel aveva fatto un’ascia e “con tre colp i fasia lë scalin, ma a peisava 3 chilo” (15). Era una piccozza-zappa senza becco, era una picca tagliata che aveva fatto anche Bertone. Le prime volte facevamo anche uno scalino per la mano, poi tenevamo un chiodo che dava più sicurezza.

la piccozza-ascia

 

Adesso continui ad arrampicare sia in falesia che in palestra.

Si sono andato alla Falesia del Toupè, al Pala Tazzoli ho l’abbonamento gratis da quando ho fatto i 90 anni

Guardiamo un po’ di foto. Qui dove sei al Valsoera?

Si con Sant’Unione eravamo partiti per il Bianco ma poi era brutto e allora siamo andati li

sulle Ande

 

E qui? Con Guido Rossa, 1950

Si al Rifugio Torino, ci eravamo trovati lì ma non avevamo fatto la stessa via. C’era già la funivia per salire. Guido Rossa era uno spettacolo da vedere scalare. Anche se era un mese che non scalava non aveva mai problemi. È sempre stato uno dei più forti, stiloso. Poi ha smesso perché si era trasferito a Genova con la famiglia.

Enzo a sinistra al Rifugio Torino nel 1950

 

Guardiamo ancora qualche foto. E qui?

Qui è quando sono andato sulle Ande e in Nepal, qui è la Nord del Viso nel ‘60, era ancora ben innevata. Qui sulla Gervasutti in Sbarua, si vedono gli scarponi sulla dulfer e qui all’attacco della Gervasutti alla Militi

Non hai tenuto un diario?

No, però ho tutte le fotocopie che più o meno…

spedizione nelle Ande

 

Le foto con cosa le facevi?

C’erano quelle macchine che dovevi tirare fuori l’obiettivo e cercare il tempo, tempo che mettevo tutto a posto l’altro era già salito, quindi le facevo proprio raramente…………………………………Però per fortuna Enzo foto ne ha fatte, ora sono tutte davanti a noi sul tavolo, alcune più recenti altre più sbiadite sembrano davvero arrivare da un lontano passato quando l’arrampicata era ancora il connubio tra tecnica e audacia, in una lo vediamo in scarponi e pantaloni alla zuava affrontare il primo tiro della Gervasutti in Sbarua. La corda scende dritta fino al suolo. Siamo come rapiti da tutte quelle immagini, giriamo le foto cercando una data, il nome del compagno immortalato insieme ad Enzo su chissà quale montagna ma solo poche riportano qualche informazione. A ogni immagine gli chiediamo informazioni e ogni immagine sarebbe il preludio per farsi raccontare ancora mille storie ed aneddoti che il nostro protagonista sa narrare con grande lucidità.

Primo tiro della Gervasutti a Rocca Sbarua: epoche diverse. A sinistra Enzo a destra Irene Stella.

 

Vogliamo però invece concludere con due aneddoti che ci hanno gentilmente inviato i comuni amici Giorgio Montrucchio, compagno di Enzo in tante avventure e aperture di vie nella zona di Balme, e Umbro Tessiore, storico esponente del Soccorso Alpino delle Valli di Lanzo:

abbigliamento moderno ma stessa passione (foto Giorgio Montrucchio)

 

Un piccolo aneddoto relativo alla lucidità e memoria di Enzo

di Giorgio Montrucchio

Primavera 2016. Un giorno mi disse: ci sarebbe da fare una via nuova sul Contrafforte del Ru a Balme. Sono già andato all’attacco, e secondo me verrebbe una via divertente, non molto difficile. Dopo aver fatto i primi quattro tiri, si decise di scendere causa leggera pioggia. Piantai un chiodo e iniziò la ritirata. Dopo due settimane tornammo a Balme per ultimare la via. Alla fine del terzo tiro, arrivai in un punto che assolutamente non ricordavo. Feci alcuni tentativi un pò in qua, un pò più in là, un pò su, un pò in giù ma ero fermo. Dopo qualche minuto sentii urlare: ” Spostati due metri a destra e lì c’è il chiodo”. Poco dopo sentii nuovamente dire: “Quel chiodo l’hai piantato tu…!”

Enzo tra Giuseppe e Giorgio Montrucchio

 

Enzo Appiano

di Umbro Tessiore

Ho conosciuto Enzo Appiano una decina di anni fa: me lo aveva presentato Mauro Marucco suo allievo alla scuola Gervasutti.

Era riuscito a trovare un piccolo alloggio a Balme, su in punta al paese, proprio lì da dove parte il sentiero verso l’immensa parete rocciosa dei Torrioni del Ru.

E’ stata subito amicizia tra di noi ma la mia era anche riverenza di fronte a cotanta “storia dell’arrampicata”.

Enzo a Balme (foto Umbro Tessiore)

 

Ormai novantenne in brevissimo tempo riuscì ad individuare nuovi itinerari di salita sulla parete sopra a Balme e, subito dopo, ad attrezzarli con l’aiuto di alcuni suoi amici che reclutava di volta in volta e che, secondo me, erano ben contenti di farsi coinvolgere nelle nuove avventure di Appiano.

Non erano vie di alta difficoltà ma rivolte ad una più ampia schiera di arrampicatori nuova linfa turistica per Balme.

La mia ammirazione per questo personaggio cresceva man mano nel tempo allorquando, seduto con me su una panchina fuori dal mio negozio, poco oltre il suo 94° compleanno, mi illustrava progetti futuri di nuove via di scalata: ….” ho intravisto un diedro bellissimo che potremmo…….!”.

Enzo sta per scalare un diedro sui Contrafforti della Mondrone (foto Giorgio Montrucchio)

 

Un giorno gli domandai: “ti ricordi Enzo che tu sei stato protagonista del mio primo intervento di Soccorso Alpino ?“.

Si fece pensieroso e cercò invano di ricordare.

Allora gli spiegai:

Erano i primi anni ottanta quando arrivò la chiamata di soccorso da parte del capostazione Molino per un problema sopra il Pian Ciamarella.

 

Essendo io appena entrato a far parte del Soccorso Alpino, preso da improvviso ardore e agitazione partii velocissimo alla volta del luogo dell’incidente. Qui vidi sulle rocce a destra (Testa Ciarva) in silhouette contro il cielo un alpinista sulla sommità che reggeva a spalla la corda dalla quale penzolava nel vuoto il suo compagno esanime. In breve lo raggiunsi e quella fu l’occasione per rendermi conto di due cose che mi furono di insegnamento: in primis della mia totale inesperienza visto che, se era pur vero che ero arrivato in tempo record sul posto, era altrettanto vero che non potevo far nulla non avendo con me attrezzatura adeguata al recupero e soprattutto senza la squadra di soccorritori che, con tutto il materiale necessario, arrivò poco dopo.

Enzo, sotto di lui Balme (foto Giorgio Montrucchio)

 

La seconda cosa fu dapprima la mia incredulità seguita poi da grande ammirazione verso quell’alpinista che era riuscito a reggere a spalla! per così lungo tempo il suo compagno gravemente ferito. In quegli anni non c’erano i telefonini per cui la chiamata di soccorso venne fatta da un passante occasionale sul Pian Ciamarella, probabilmente parecchio tempo dopo l’incidente con conseguente discesa al Pian della Mussa per poter trovare un telefono.

Quell’uomo che teneva la corda a spalla scoprii poi chiamarsi ENZO APPIANO!

Enzo supera uno strapiombo

 

Alcuni dei compagni di questa lunghissima carriera alpinistica:

Franco Ribetti, Franco Girodo, Claudio Sant’Unione, Livio Lovato, Rinaldo Roetti, Mirò, Luisa Coscione, Silvana Vinai, Andrea Castellero, Alma Bono, Piero Dassano, Michele Ghirardi, Germano Graglia, Giorgio Gilardi, Anna Grandinetti, Marino Cuccotto, Giorgio Montrucchio, Eleonora Giacometto, Marco Rosa, Umbro Tessiore, Gian Carlo Grassi, Corradino Rabbi, Piero Malvassora, Lino Fornelli, “Tribula”, N. Conrotto, G. Contrin, M. Corniati, C. Formica, F. Sgnaolin, M. Zanni, Gianni Pronzato, gen. Peyronel

un “giovane” Enzo in corda doppia (foto Giorgio Montrucchio)

 

Traduzione frasi in piemontese: 
  1. e noi ci dicevamo: ma la Sbarua dov’è?….e uno ha detto che sapeva dov’era e allora abbiamo detto: andiamo a vedere!
  2. E la Rivero dove attacca?…Attacca lì…e poi?
  3. mi piaceva andare in montagna, andare ad arrampicare e quindi siamo arrivati lì e abbiamo attaccato la Rivero
  4. prendi quel libro lì
  5. a me piace tribolare
  6. io non sapevo neanche dove fosse la Valle Stretta
  7. c’è mio figlio che gli piace andare in montagna, ma il Cai non lo aiuta mai
  8. siamo andati insieme una volta alla Sbarua
  9. se arrivava una pietra
  10. uno lo trovavi di qua, un altro sulla carriola ciucco come una vacca
  11. c’è quel tavolone e sopra c’era di tutto, pintoni di vino…
  12. eravamo lì e dove andiamo?…andiamo su da lì
  13. vai su da lì…e io sono andato
  14. lì sanguinava e mi faceva male
  15. con tre colpi facevo il gradino, ma pesava 3 chili

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