De Profundis, Bec Cerel, una storia di Sea

3 Set 2026 | Articoli e racconti, News & Articoli

De Profundis, Bec Cerel, una storia di Sea

…di 30 anni fa

 

 

tentando la libera (foto M.Masoero)

 

 

Introduzione

A cura di Luca Enrico, settembre 2026

 

 

A volte basta una foto un po’ sbiadita che ci torna sottomano, un chiaccherata con un amico oppure un ricordo di un istante che, chissà come mai, si è fissato nella nostra memoria e che riemerge, per ripensare ad avventure ed avvenimenti di decenni fa. Forse anche in questo caso è andata così e l’amico Marco Masoero ha ricostruito una storia che ormai ha 30 anni e, forse con un filo di nostalgia, ci ha inviato foto e ricordi del tentativo di salita in libera della via “De Profundis”.

 

Marco Masoero tra Alessandro Zanelli e Aldo Morittu (foto M.Masoero)

 

 

Inevitabilmente ha riattivato anche il nostro di ricordo, quello mio e di mio fratello, di una ormai lontanissima estate datata 1997 quando risalimmo anche noi la pietraia di Mombran, diretti alla Parete Est del Bec Cerel, rinominata da Gian Carlo Grassi (https://www.vallidilanzoinverticale.it/news/gian-carlo-grassi/) , con fervida fantasia, Parete dei Numi. Stando attenti alle vipere arrivammo all’attacco e poi fino all’ultimo salto da cui fummo costretti a ritirarci sotto al temporale, poi il ritorno a Forno con un dito dolorante per una brutta caduta che avevo preso su quelle pietre rese viscide dalla pioggia e la Peugeot 205 bianca di Alessandro “Alex” Zanelli che ci avrebbe riportato a Cantoira sotto un cielo ancora plumbeo.

 

sotto al muro dei Numi (foto M.Masoero)

 

De Profundis, un nome evocativo, suggestivo e suggestionante, un nome che però potrebbe, in fondo, essere come tanti altri stravaganti dati a una via ma che in questo caso si lega a un’altra storia, assumendo un significato particolare. E’ il novembre del 1990 quando Gian Carlo Grassi e Aldo Morittu (https://www.vallidilanzoinverticale.it/news/aldo-morittu/) aprono questo itinerario difficile, grandioso, verticale, in un luogo in cui la prospettiva di Sea è completamente diversa da quella a cui si è abituati. Di fronte non ci sono il Trono o lo Specchio e nemmeno la Gandalf o le cascate dove la luce, rifratta da milioni di goccioline, si scompone in evanescenti arcobaleni, di fronte alla Parete dei Numi, sul versante opposto della valle, c’è il Santuario della Madonna Nera.

 

in scalata sul primo diedro (foto M.Masoero)

 

 

Da questo la domenica mattina giunge la voce del prete che dice messa, amplificata dal megafono e dagli echi, e da questa singolare cosa nasce il nome. Ed ironia della sorte De Profundis è stata l’ultima via aperta da Grassi prima di morire sui lontani Monti Sibillini. Sembra quasi allora essere una premonizione, un presagio, un segno del destino che conferisce un’aura di magia a questo luogo incastonato nel selvaggio Canalone dei Cacciatori, così vicino a Forno eppure così isolato.

 

scalando il grande muro (foto M.Masoero)

 

E’ lo stesso Morittu che nel 1996, desideroso di rivivere quell’ultima avventura con il suo amico Grassi, propone al talentuoso Marco di tornare su De Profundis, per provarla in libera. A loro si aggiungono Mario Cravero e Alessandro Zanelli, che affascinato dalla bellezza di questa via tornerà l’estate seguente con me, mio fratello ed Enrico Fresia.

La libera completa non riuscì ed ancora oggi questa via la attende, andrebbe però rivista, riattrezzata, i suoi vecchi chiodi a pressione bianchi, anche se così affascinanti, sono ormai datati.

 

Aldo Morittu in azione (foto M.Masoero)

 

 

Vi lasciamo ora leggere il ricordo di Marco.

 

 

De Profundis, Bec Cerel, una storia di Sea

di Marco Masoero

 

 

Questo non è il solito resoconto di una salita, ma vuole essere uno stralcio di momenti vissuti in compagnia nello splendido Vallone di Sea.
Allora (autunno del 1996), Aldo Morittu disse che c’era una via che avrebbe voluto ripetere per ricordare Gian Carlo Grassi, suo amico e maestro. Tra l’altro la sua ultima via.
“Bene, io vengo”, chiamo Mario Cravero e Alessandro Zanelli e andiamo a vedere.

 

Mario Cravero e Alessandro Zanelli (foto M.Masoero)

 

Mi fa sorridere l’ atteggiamento di allora un pò fatalista, con il Vallone in ombra, senza casco, forse un paio di Friends, senza dettagli sulla salita, ma tanta curiosità.
Di quella scalata rimangono alcune foto, la soddisfazione di Aldo che trabocca apertamente, muri e diedri, e un tentativo a vista e in libera.

 

un Aldo Morittu soddisfatto (foto M.Masoero)

 

Non ricordo esattamente tiro per tiro, sono passati diversi anni e tante altre vie nel mezzo, però mi è rimasto impresso il muro del primo salto, forse quello che ha le difficoltà maggiori, con quei diedri molto belli e verticali e il tiro chiave, superato con misto di libera e due A0. Tra l’altro con roccia molto buona.

 

M.Masoero alla fine del primo diedro (foto M.Masoero)

 

Mi ha sempre fatto un certo effetto toccare gli spit e chiodi piantati da Gian Carlo Grassi, tastare un pezzo di storia che rimane nel presente, e forse per sempre.
Credo che oggi un restyling possa giovare ai ripetitori che vogliano provare la libera in un contesto sempre magico quale è il Vallone di Sea!

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