Il Pilastro Castagneri alla Gura

19 Giu 2020 | Alpinismo

le dernier grand probleme” della zona, così G.P. Motti definì l’elegante “Pilastro Castagneri”. Ancora oggi una delle salite più belle delle Valli di Lanzo.

PUNTA: Punta Castagneri (3400m)

ALPI: Graie Meridionali

VALLE: Val Grande

LOCALITA’: Forno Alpi Graie

VIA: Pilastro Castagneri

APRITORI / DATA: E. Comba, U. Manera, G.P. Motti, I. Pivano / 06-10-1968

ESPOSIZIONE: est

SVILUPPO: 450m

DIFFICOLTA’: TD+ 6a+ o A1

MATERIALE IN POSTO: una decina di chiodi

MATERIALE OCCORRENTE: una serie di friend BD fino al n°3, nut, cordoni, qualche chiodo, martello

AVVICINAMENTO:

Dal rif. Daviso traversare verso il ricovero Ferreri, a sx di questo proseguire per una traccia di sentiero e pervenire, dopo circa 300 m di dislivello, ai dossi dov’era edificato il bivacco Rivero. Di qui portarsi sul ghiacciaio nord del Mulinet ed evitando sulla dx la seraccata portarsi in prossimità della parete, sotto allo spigolo dell’Uja di Mezzenile. Passata la terminale risalire, da sx a dx, l’incassato canale dietro allo sperone roccioso discendente da P.ta Groscavallo (trattasi del secondo sperone, quello più alto, il primo che si incontra è quello dove inizia la via Gatto-Palozzi). Dopo circa 50 m raggiungere la base di un diedro camino di roccia gialla marcia e caratterizzato da una macchia bianca alla base (chiodo alla base) (circa 3 – 3,30 ore dal rifugio)

NOTE:

Via di altri tempi, raramente ripetuta. La roccia è nel complesso (tranne il primo tiro) buona ma bisogna comunque usare cautela. Una salita completa per gli amanti delle lunghe giornate vissute tra le rocce e i monti.  Il canale di accesso è necessario farlo appena c’è luce (possibile caduta pietre).

DESCRIZIONE VIA:

raggiuta la base del diedro camino di roccia gialla marcia, caratterizzato dalla macchia bianca alla base, attaccare a destra di questo in un diedro obliquo. L’uscita di questo primo tiro è caratterizzata da roccia piuttosto marcia e instabile (IV-IV+). Ribaltarsi sui primi facili salti a gradini e sostare. A questo punto non proseguire a sinistra verso un altro diedro ma  traversare a destra verso il filo dello spigolo, salire direttamente per questo e, con un passo difficile in leggera discesa (V), ritraversare verso sinistra e quindi salire direttamente (A1 originale, in libera 6a/6a+). Sostare in piena esposizione. Da questo punto salire direttamente lungo lo spigolo, superando passaggi dal IV al VI- e una placca caratterizzata da un’esile fessura (in origine A2, in libera circa 6a). Più facilmente, superando alcune lame grigie (IV+), raggiungere una zona di terrazze, chiuse in alto dalla fascia strapiombante. Salire per lame e blocchi instabili fino a una specie di gendarme staccato (IV), qui traversare orizzontalmente a destra su una placca rossa liscia e con appigli instabili, al suo termine vincere una difficile fessurina (A1 originale, in libera 6a/6a+). Sostare scomodamente al suo termine (attenzione agli attriti, in origine erano 2 o 3 tiri). Portarsi sotto lo strapiombo, su lame e appigli buoni ma da tastare, e traversare a sinistra fino al grosso masso tavolare incastrato, ben visibile anche dalle terrazze. Caricare con cautela il masso (in origine Motti non lo toccò passando in artificiale, A3) e ribaltarsi su una cengetta spiovente e ghiaiosa (6a+), proseguire per la sovrastante e più facile fessura, fino a un buon gradino di sosta (V-V+). Salire ancora fino a una terrazza a sinistra della quale si origina un grande canale camino. Stando a destra di questo vincere una compatta placca fin sotto un tettino con lama staccata, salire questa e la successiva fessura (in origine A2, in libera 6a+). Portarsi alla base del pilone sommitale e risalirlo più o meno al suo centro (IV-IV+ roccia rossastra molto bella). Sull’ultima lunghezza, prima di uscire in vetta, ribaltarsi a sinistra di un liscio e verticale muretto giallo-rosso con un passaggio ancora difficile (in origine A1, in libera 6a/6a+). Prevedere dalle 7 alle 9 ore di scalata.

DISCESA:

La discesa è una delle parti più impegnative. Quella più sicura (ma molto lunga) consiste nell’effettuare 2 o 3 doppie sul ghiacciaio francese e poi traversare molto lungamente fino alle Cime Piatou e da qui divallare in Sea oppure si può scendere verso il colle di Thieves e per la Talancia Girard tornare al Daviso.
Una discesa classica della zona, e più rapida, consiste invece nel raggiungere il Colle di Santo Stefano e da qui scendere sulla costola centrale formata da sfasciumi, facendo solitamente una doppia per toccare il ghiacciaio. Prestare attenzione alla possibile caduta di pietre. La discesa in doppia dal pilastro (però da circa 3 tiri dalla fine) è già stata effettuata ma non è consigliabile, se si sceglie questa soluzione è necessario portarsi materiale da abbandono: tutte le soste sono da rivedere, rinforzare o sostituire.

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Alla Punta Castagneri (di Ugo Manera)

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