Losa d’Alais o Parete delle Masche (2000m)

6 Lug 2021 | Arrampicata, News & Articoli

Andrea Bosticco ci comunica di aver finito i lavori di ripristino delle vie YAYA e FOR MINA.

In progetto anche la richiodature di altre linee su questa bella parete, a torto un po’ dimenticata e poco conosciuta. Per la bellezza del luogo e grazie alle difficoltà non eccessive dovrebbe essere maggiormente frequentata.

La Losa d’Alais con la vie YAYA e FOR MINA

Losa d’Alais – Vallone d’Arnas in Valle di Viù.

1) Iniziamo con le informazioni tecniche per chi vuole approfittare della recente richiodatura della via YAYA .

Rispetto all’originale è stata in parte rettificata.

Al momento dell’apertura veniva descritta così:

Aperta da Bosticco Andrea e Molino Fabio il 10/05/1998 dal basso, interamente attrezzata

250 metri: 6a massimo, 5b obbligatorio

L1 5c,L2 5b,L3 6a,L4 6a,L5 5b,L6 5c

Linea verticale, difficoltà omogenee, la via più facile e meglio attrezzata della parete.

All’epoca dell’apertura vennero impiegate 45 placchette zincate, fissate con tasselli M8 di cui 12 solo per le soste. Va da se che per ogni tiro se ne trovavano non più di 5!

Con la recente opera di recupero, sono state realizzate 7 lunghezze e per ogni tiro circa 10 spits. Il materiale utilizzato è acciao inox con tasselli M10.

La via, la si può affrontare con una corda singola da 70 metri.

Difficoltà massima 6a, obbligatoria 5b.

2) Il 18 agosto 2021 è stata ripristinata la via FOR MINA

E’ la via che sale direttamente in corrispondenza del gran diedro in cima alla parete, già salito da Balagna.
Sono venuti fuori 7 tiri da circa 35 metri ciascuno, va da sè che la via può essere ripetuta con una singola da 70 metri doppie veloci e filanti.
I tiri sono stati in parte rettificati, raddrizzati la dove possibile per dare una certa omogeneità alla scalata e alla difficoltà.
L’arrampicata è quasi sempre su placche o muri belli dritti ma molto lavorati, fatta eccezione per il tiro finale: un bellissimo diedro ad arco fessurato sul fondo che obbliga ad una dura salita in opposizione molto sostenuta.
La chiodatura del diedro era in origine molto parsimoniosa, mentre ora permette di salire in tranquillità anche laddove dovessero venire meno le forze. Sembra di arrampicare sul calcare, con molto dolore per le mani.
Il materiale utilizzato: 7 soste collegate con cordone e maglia rapida per le calate (14 spits) più 55 sulla via.
Sviluppo 220 metri
Diff. massima 6a+ nel diedro di continuità, 6a alcuni passaggi sui tiri
Diff. obbligatoria 5c
Materiale: 12 rinvii e una singola da 70 metri
La via venne aperta da Bosticco Andrea, Molino Fabio e Aristarco Tanya il 29 marzo 1998
NOTE:

Il materiale è stato finanziato dal Gruppo Valli di Lanzo in Verticale e dal CNSAS di Usseglio.

Un doveroso grazie ai fratelli Luca e Matteo Enrico, senza i quali tutto questo non sarebbe stato possibile.

Nota Importante per l’avvicinamento: attualmente il sentiero, anche se evidente, non è stato ancora ripulito e adeguatamente segnalato, per cui prestare attenzione e non aspettarsi una autostrada con segnaletica luminosa. Battute a parte, a breve verrà dedicato il giusto tempo per renderlo agevole e ben indicato.

Avvicinamento stradale: si percorre tutta la Valle di Viù fino a Usseglio. Superato l’abitato si raggiunge la frazione del Crot. In corrispondenza del Ristorante Hotel La Furnasa, si devia a destra entrando nel Vallone d’Arnas. Si percorre la stretta strada dell’Enel fino a giungere ai cartelli in legno indicanti la partenza del sentiero per il Rifugio Cibrario. Al tornante successivo si può parcheggiare l’auto (ampi spazi sulla strada). Nella curva, sulla massicciata in cemento si legge la scritta Losa in bianco.

Avvicinamento a piedi: la traccia, alquanto marcata, attraversa in piano la distesa prativa fino a raggiungere il pilone della teleferica. Ignorare la freccia di vernice sul basamento del pilone e proseguire in piano lungo il sentiero. Arrivati in corrispondenza del canalone, volgere a sinistra, ovvero a monte, dove si scende per esile traccia nel canalone fino al suo termine (si prenda in considerazione la pianta più grossa come riferimento). Dal fondo del canalone si attraversa il bosco prestando attenzione a non perdere la traccia alquanto disturbata dalla vegetazione (alcuni segni di vernice). Con alcuni brevi sali-scendi si esce dalla vegetazione in corrispondenza della cascata. Si può facilmente scendere sul greto del torrente passando a sinistra per una cengia provvidenziale sulle rocce alquanto esposta (a breve verrà sistemata una corda fissa). Per facilitare il passaggio scendere facendo opposizione sulla parete opposta con mani e piedi (più facile di quello che può sembrare). Attraversare il torrente e risalire la placca levigata dalla parte opposta. Al suo termine puntare a destra verso un pino. Da questo punto proseguire lungo la dorsale erbosa fino a incontrare i primi massi della pietraia. Numerosi ometti permettono di salire agevolmente tra i massi incastrati (tenersi sempre verso sinistra). La pietraia termina praticamente alla base della parete in corrispondenza di un masso tavolare dove si possono lasciare gli zaini. [40 min]

Si sconsiglia di arrampicare alla Losa nelle giornata più calde. Le stagioni ideali sono l’autunno e la primavera.

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